BedoLabs Blog
Area dedicata ad articoli e approndimenti sul mondo IT

Parte 1: introduzione e riferimenti al passato

Parte 2: antenne e possibili rischi per la salute

Considerazioni etiche e commerciali

Fin qui abbiamo parlato di frequenze, tecnologia delle antenne, utilizzi pratici e salute. Esiste tuttavia un altro fronte molto importante su cui si combatte la battaglia del 5G ed è quello che si muove tra equilibri socio-politici e economico-geografici. Le reti 5G sono e saranno nei prossimi anni un asset cruciale a livello nazionale ed internazionale, sia per gli effettivi benefici tecnologici, sia perché vale il criterio che chi prima arriva, meglio alloggia.

In questo scenario la parte del leone la fa sicuramente la Cina, di cui la nota azienda Huawei è leader mondiale nelle infrastrutture 5G. Dopo essere stata messa al bando negli Stati Uniti per via delle divergenze con l’amministrazione Trump, anche la penetrazione nel mercato europeo sta subendo rallentamenti e continui aggiustamenti.

Si può intuire quando sia potenzialmente rischioso che un tale asset sia monopolizzato da un vendor definito “ad alto rischio”. Tale definizione nasce dal fatto che, per quante garanzie possa dare l’azienda di Shenzen, è noto a livello internazionale che anche i business privati in Cina debbano rendere conto più o meno direttamente al governo centrale. E Huawei non è nuova a presunte falle che permettano accesso remoto non vigilato a sistemi di telecomunicazioni, come scoperto non troppo tempo fa con il caso delle Vodafone Station.

Bufale e complottismi

Come ogni novità che si rispetti, anche il 5G è balzato agli onori delle cronache per la quantità di bufale e complottismi ad esso legati. Su Facebook sono nate pagine dedicate allo scopo di bloccare la diffusione del 5G, mentre su YouTube si sono moltiplicati gli esperti di elettromagnetismo che si sono messi a correlare 5G e diffusione del Sars-CoV-2. Non mi esprimo in maniera troppo estesa riguardo questo argomento, perché da solo meriterebbe un saggio a parte, ma voglio portare tre testimonianze lampanti legate a questa disinformazione organizzata.

Ho avuto modo di imbattermi direttamente in alcune di queste polemiche social sul 5G e di una in particolare vale la pena di parlare.

Si tratta di un video pubblicato su Facebook in cui un noto attore e imitatore attivo sul Web si fingeva un antennista e declamava la pericolosità delle onde 5G. Tralasciando il fatto che un normale antennista non abbia la più pallida idea di come funzioni una rete di questo tipo, mi sono permesso di rispondere a tale video con un breve intervento del prof. Capone del Politecnico di Milano. La reazione dell’autrice – e di numerosi altri utenti – è stata del tipo “i professori e i tecnici non sono affidabili perché sono pagati dalle lobby delle telco”. Penso venga spontaneo ragionare sul fatto che tra un comico di YouTube e un professore universitario conosciuto a livello internazionale, dare credito al comico e denigrare il docente sia quantomeno ridicolo.

Il secondo esempio riguarda i recenti attacchi incendiari alle torri del 5G in Regno Unito, di cui si è molto parlato nei giorni scorsi. Basandosi su informazioni false e tendenziose diffuse (ancora una volta) tramite i social, decine di attivisti hanno attaccato e incendiato alcune torri delle infrastrutture cellulari. Questa follia collettiva è stata alimentata da post e fake news su Facebook e YouTube dove alcuni sedicenti “scienziati” spiegavano la correlazione tra Covid-19 e 5G. Da notare che alcuni di questi attacchi hanno creato disservizi sulle reti ordinarie, a istituzioni come ospedali ed al sistema di gestione delle emergenze britannico.

Uno di questi famosi video in italiano, che ha ormai superato i due milioni di visualizzazioni, è stato realizzato da un noto youtuber che, fino al mese prima, si occupava di automobili. Il suo canale dedicato all’argomento 5G e Sars-CoV-2 è stato creato ad-hoc e nella biografia riporta che i suoi video riguardino il senso dell’esistenza, la spiritualità e…gli alieni. Qui il link all’intervento di Barbascura che ne smonta ogni passaggio.

A margine della fake news sulla correlazione 5G-Covid, alcuni hanno portato come sostegno alle loro tesi il fatto che in Nord Italia si stia sperimentando il 5G e – proprio per questo – ci sia stata la maggior diffusione del virus. A costoro bisognerebbe far notare che il 5G è in sperimentazione anche in aree del centro-Sud (Roma, Matera, Bari, Napoli e l’Aquila) dove in casi come la Basilicata si contano poco più di 200 casi. In compenso in aree come la bergamasca il 5G non è ancora stato attivato, eppure si contano centinaia di vittime al giorno.

In conclusione una riflessione va fatta anche in merito all’influsso sui social di apposite campagne di disinformazione ad opera di governi ostili. È ormai noto che la Russia abbia – e stia tutt’ora – lavorando alla diffusione di fake news e bufale di svariata natura per minare la diffusione del 5G scatenando l’opinione pubblica. Secondo alcuni esperti del settore, questa volontà nasce anche dal fatto che la Russia sia ancora piuttosto arretrata a livello di infrastrutture 5G e voglia prendere tempo, innescando rallentamenti nelle aree tecnologicamente più avanzate.

Parte 4: conclusioni e fonti