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Parte 1: Introduzione e riferimento alle tecnologie precedenti

Parliamo di antenne

Abbiamo detto che le frequenze rimarranno di base le stesse, andando poi ad integrarsi con bande superiori in futuro. Ma allo stesso tempo avremo un approccio completamente nuovo alla struttura della rete, questo comporterà svariate novità in termini di copertura hardware: ovvero dove e come posizioneremo le antenne.

Prima di tutto è bene chiarire che, così come le frequenze, anche le potenze di trasmissione ed i livelli di “inquinamento” elettromagnetico sono regolamentati a livello internazionale. Quindi è sbagliato pensare che l’avvento del 5G porti un aumento incontrollato e selvaggio dei livelli di radiazione elettromagnetica intorno a noi.

A questo bisogna aggiungere che in Italia i livelli consentiti sono significativamente più conservativi che nel resto d’Europa e del Mondo in generale (qui a pagina 7 il grafico). Parliamo di un limite massimo di 40 V/m a fronte di una soglia considerata sicura di 61 V/m.

Bisogna poi aggiungere che, una volta che la nuova tecnologia sarà a regime, le antenne 5G non andranno necessariamente a sommarsi a quelle già attualmente installate, ma piuttosto a sostituirle.

Allo stesso modo è altrettanto sbagliato generalizzare l’utilizzo del 5G. Esistono infatti una serie di contesti geografico-urbanistici dove l’utilizzo del 5G sarebbe addirittura sconsigliato e la connettività continuerà ad essere fornita con le infrastrutture attuali. Le aree rurali a bassa densità di popolazione e le aree montuose, ad esempio, rientreranno in questa casistica.

Una delle principali perplessità legate al 5G è l’utilizzo delle frequenze millimetriche e la conseguente messa in opera delle small cells. Questi due fattori sono profondamente collegati, perchè al salire della frequenza di trasmissione, la lunghezza d’onda diminuisce. Questo significa che quando le frequenze intorno e oltre ai 25 GHz verranno utilizzate, genereranno onde elettromagnetiche “deboli” che vengono attenuate in modo significativo da ostacoli banali come le foglie degli alberi, oltre ad ostacoli più ordinari come le pareti degli edifici.

La minore capacità di propagazione e penetrazione renderà tuttavia necessario installare molte celle, ognuna con copertura geograficamente limitata (da qualche decina di metri a circa 2Km). Anche in questo caso si otterrà una conseguenza inizialmente poco intuitiva: avere tante celle vicine permette un abbassamento generale delle potenze di trasmissione. Inoltre il fatto che la cella e il dispositivo siano più vicini tra loro, consente al terminale una trasmissione più veloce con minor potenza.

A tutto questo si aggiunge un’altra interessante novità portata dal 5G, ovvero il beamforming. Mentre in passato le celle telefoniche operavano propagando il segnale in modo più o meno generalizzato su ampie superfici, l’introduzione di tecnologie mMIMO (massive Multiple-Input Multiple-Output) permetterà una copertura capillare e molto direzionale rispetto ai dispositivi. Significa che il segnale verrà direzionato in modo “puntuale” verso il dispositivo che lo richiederà in un determinato momento e non “sparato” in modo indistinto su tutto il territorio coperto dalla cella. Nel complesso si stima che il 5G sia circa 100 volte più efficiente del 4G in tutti i suoi parametri strutturali.

Impatto sulla salute

Qui si entra in quello che è probabilmente l’argomento più spinoso di tutto il discorso. Basandosi sull’assunzione fatta all’inizio riguardo la scelta delle frequenze, deve essere molto chiaro che gli eventuali impatti sulla salute da parte del 5G sono del tutto paragonabili a quelli delle generazioni precedenti. Discorso diverso per quanto riguarda le frequenze oltre i 20 GHz in quanto ad oggi esistono effettivamente pochi studi a riguardo. Rimane tuttavia valido il discorso della non-ionizzazione di tali onde e del fatto che abbiano capacità di penetrazione quasi zero (tanto che bastano le foglie di un albero per abbatterle). Da notare che una parte delle frequenze 5G è stata usata per decenni per le trasmissioni televisive, di cui non mi risulta che nessuno si sia mai lamentato per gli impatti sulla salute. Inoltre i provider che già oggi stanno offrendo ampie coperture 5G soprattutto negli Stati Uniti, utilizzano frequenze pienamente sovrapponibili a quelle delle celle utilizzate negli ultimi 20 anni dalle precedenti tecnologie (intorno ai 700 MHz).

Si rimanda alla consultazione delle fonti esterne per chi volesse approfondire questo aspetto più medico che tecnico, ma in conclusione la risposta alla domanda se il 5G sia nocivo per la salute sul breve e medio termine è un chiaro e secco NO.

Decenni di studi sulle emissioni elettromagnetiche delle infrastrutture cellulari hanno dato esito negativo in termini di correlazione tra insorgenza di tumori ed esposizioni a tali radiazioni, mentre è oggettivo che non esistano ad oggi risposte certe sulle conseguenze delle radiazioni ad altissima frequenza che – è bene ricordarlo – compongono solo una piccola parte delle frequenze utilizzate nelle infrastrutture 5G.

Deve essere assolutamente lampante che c’è una profonda differenza tra il pretendere attenzione, monitoraggio e serietà da parte dell’opinione pubblica nei confronti delle amministrazioni e dei provider e l’osteggiare gratuitamente una tale tecnologia, solo sulla base di presunti complottismi.

È inoltre auspicabile che il mondo della ricerca proceda nello studio dell’impatto di tali tecnologie sulla salute degli esseri umani, ma vista la natura e la tipologia di infrastruttura di cui stiamo parlando, bisogna essere consapevoli che potrebbero volerci decenni per avere risposte.

Come viene fatto notare in questo interessante articolo di BBC, la classificazione di pericolosità dell’esposizione ai campi elettromagnetici è classificata dall’OMS come inferiore rispetto al consumo di alcol e carne rossa.

Questo dovrebbe farci ragionare cercando di avere una visione ampia e contestualizzata del problema. In un mondo occidentale in cui siamo quotidianamente esposti a campi EM di ogni tipo, dove respiriamo l’aria inquinata delle città e dove la maggior parte del cibo di cui ci nutriamo è pesantemente lavorato, dare tutta la colpa dell’impatto sulla salute al 5G è forse un po’ troppo pretenzioso.

Per chi volesse approfondire il discorso, nelle fonti in coda all’articolo sono presenti i riferimenti a diversi documenti a tema, sia pro sia contro la pericolosità dei campi elettromagnetici da radiazioni non ionizzanti.

Parte 3: bufale e considerazioni etico-commerciali